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Come evitare l’assunzione eccessiva di farmaci negli anziani? Le verifiche essenziali da richiedere al medico di famiglia

📅 23 Agosto 2026✍️ di Davide Silvani⏱️ 4 min di lettura

La mia avventura nel mondo della prevenzione sanitaria per la terza età è iniziata quando mio padre ha avuto una caduta. Durante la riabilitazione, ho scoperto quanto sia complesso gestire le cure degli anziani: il frigorifero stracolmo di farmaci, le visite da diversi specialisti, nessuno che parlasse con nessuno. La vera sorpresa è arrivata quando il nostro medico di famiglia ha iniziato a “fare ordine”, riducendo i medicinali e migliorando concretamente la qualità della vita di mio padre. Da quel momento, ho approfondito questa tematica e ho capito che il sovra-trattamento negli anziani è un problema molto più diffuso di quanto si pensi.

Il fenomeno della polifarmacia: quando i farmaci diventano troppi

Quando parliamo di anziani e medicinali, spesso ci troviamo davanti a un fenomeno che i medici chiamano polifarmacia. Non è raro imbattersi in pazienti over 65 che assumono 10, 15 o addirittura 20 farmaci diversi. Ogni ricetta ha una ragione apparentemente logica, ma il risultato complessivo può essere controproducente.

Un lettore mi ha scritto di recente: “Davide, mia madre prende un medicinale per la pressione, uno per il colesterolo, uno per il diabete, poi ci sono gli antidolorifici, le vitamine, gli integratori… non sa nemmeno più cosa sta prendendo”. Questa è una situazione che vedo ripetersi costantemente. La vera domanda non è tanto “quali farmaci assumere”, ma “sono davvero tutti necessari?”.

La Farmacodinamica – cioè il modo in cui i farmaci interagiscono nel nostro corpo – cambia con l’età. Il fegato e i reni degli anziani lavorano con meno efficienza, quindi gli effetti collaterali diventano più probabili. Quello che funziona per un quarantenne potrebbe avvelenare un ottantenne.

Le verifiche essenziali da fare dal medico di famiglia

Ho imparato che la strada giusta non passa per il “fai da te”, ma richiede una conversazione seria con il medico di fiducia. Ecco cosa dovreste chiedere esplicitamente, senza imbarazzo.

Prima cosa: fate una lista completa di tutto quello che state assumendo. Non solo i farmaci prescritti, ma anche gli integratori, le erbe, gli oli, le vitamine comprate in farmacia. Portatela scritta dal medico. Lasciate che la legga attentamente e chiedete: “Quali di questi farmaci sono davvero indispensabili per me oggi?”

Secondo: fatevi spiegare l’obiettivo di ogni medicinale. Se il medico vi dice “per la pressione” ditevi che è una risposta incompleta. Chiedete “quale pressione stiamo cercando di raggiungere?” e “come facciamo a sapere se questo farmaco sta funzionando?”. Nel caso di mio padre, scoprimmo che stava prendendo un farmaco per la pressione bassa quando la sua pressione era da tempo nella norma.

Terzo: domandategli degli effetti collaterali reali. Non la lista teorica del bugiardino, ma cosa può davvero succedere a voi, personalmente, con quel farmaco in quella dose. Una leggera vertigine vi interessa? Vi crea problemi nel vostro quotidiano? Se sì, forse c’è un’alternativa.

Quarto: ogni quanto dovremmo fare una revisione? Idealmente, il vostro medico dovrebbe proporre una “valutazione della terapia” almeno una volta all’anno, soprattutto dopo i 75 anni. Se non la propone, chiedetela voi.

Gli errori più comuni e come evitarli

In questi anni ho notato alcuni errori che si ripetono sistematicamente. Il primo è la cascata prescrittiva: il medico vi prescrive un farmaco per il diabete, che però abbassa la pressione, quindi vi prescrive un farmaco per sollevare la pressione, che aumenta il colesterolo, quindi… capite l’idea. Prima di accettare una nuova ricetta, chiedete sempre se potrebbe essere la conseguenza di un’altra medicina.

Il secondo errore è dimenticare che gli anziani spesso hanno necessità che cambiano nel tempo. Un farmaco prescritto 10 anni fa potrebbe non servire più. Ho conosciuto una signora di 84 anni che prendeva ancora un antidepressivo prescritto 15 anni prima, quando attraversava un momento difficile. Dopo una conversazione seria con il medico, hanno iniziato a ridurlo gradualmente. Dopo sei mesi, stava meglio.

Il terzo errore è non segnalare i sintomi strani. Se prendete un nuovo farmaco e iniziate a sentirvi confusi, stanchi, o avete cadute frequenti – ditelò subito al medico. Potrebbe essere il farmaco. Non aspettate di abituarvi o di pensare che faccia parte dell’invecchiamento.

Mi è capitato di recente di ricevere una telefonata da una lettrice che diceva: “Da quando mio marito ha iniziato questo nuovo medicinale, è come se non fosse più lui”. Era vero. Dopo aver parlato con il medico e aver sospeso il farmaco gradualmente, è tornato alla normalità. Nessuno le aveva mai detto che questo era un possibile effetto collaterale.

Il ruolo cruciale della Gestione Sanitaria Integrata

Un aspetto spesso sottovalutato è che molti anziani vedono diversi specialisti. Il cardiologo prescrive una cosa, il neurologo un’altra, l’endocrinologo ancora qualcos’altro. Se il vostro medico di famiglia non coordina queste prescrizioni, la situazione può diventare caotica.

Chiedete al vostro medico di essere il “coordinatore” della vostra salute. Deve parlare con gli specialisti e assicurarsi che non ci siano conflitti tra le terapie. Questa è la sua responsabilità, anche se spesso viene dimenticata.

La sfida reale non è assumere più farmaci, ma assumere quelli giusti, nella giusta dose, al momento giusto. Richiede una relazione di fiducia con il vostro medico e il coraggio di fare domande. Dopo la riabilitazione di mio padre, ho compreso che prevenire la polifarmacia è uno dei migliori investimenti per la qualità della vita nella terza età.

Davide Silvani

Dopo aver seguito da vicino la riabilitazione di suo padre a seguito di una caduta, Davide si è appassionato alle tematiche di prevenzione e benessere per la terza età, diventando un punto di riferimento online per i consigli su attività fisica dolce e stili di vita salutari dedicati agli anziani.

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