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Screening oncologici nella terza età: le verifiche ancora importanti dopo i 70 anni

📅 13 Agosto 2026✍️ di Davide Silvani⏱️ 6 min di lettura

Dopo i 70 anni la prevenzione non va in pensione. Anzi, è proprio qui che il gioco si fa serio: scegliere quali controlli mantenere, come farli senza stress e quando, invece, ha senso rallentare. Lavorando da anni tra palestre di riabilitazione e ambulatori, e dopo la lunga ripresa di mio padre in seguito a una caduta, ho imparato che lo screening giusto al momento giusto può fare la differenza tra vivere bene e rincorrere problemi evitabili.

Perché continuare i controlli ha ancora senso

Nella terza età molte patologie oncologiche possono essere scoperte in fase iniziale, quando sono più trattabili e con terapie meno aggressive. In più, la medicina di oggi è capace di adattare esami e trattamenti alla fragilità individuale, riducendo rischi e disagi.

Un punto chiave, che i geriatri ripetono spesso, è il rapporto tra benefici attesi e tempi. Se l’aspettativa di vita è buona e lo stato funzionale è discreto, lo screening resta utile. Lo dice anche la logica clinica, oltre alle indicazioni di istituzioni come l’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Attenzione però: non esiste una regola unica valida per tutti. Contano le condizioni personali, i farmaci assunti, le preferenze del paziente. L’obiettivo non è “fare tutto”, ma fare ciò che serve per mantenere autonomia e qualità di vita.

Gli esami che, in genere, vale la pena considerare dopo i 70

Quello che segue è ciò che consiglio di discutere con il medico di famiglia. Le soglie di età e gli intervalli possono cambiare in base alla regione e alle condizioni individuali.

Mammella (donne). Tra i 70 e i 74 anni la mammografia resta raccomandata in molte realtà italiane. Oltre i 74, la decisione è personalizzata: se la donna è in buona salute e ha una vita attiva, proseguire ogni 1-2 anni può essere sensato. Dopo interventi o terapie passate, i controlli seguono protocolli dedicati.

Colon-retto (uomini e donne). Il test per il sangue occulto fecale ogni due anni è spesso offerto fino a 74 anni. Oltre, si valuta caso per caso. Se il test è positivo, il passo successivo è la colonscopia: qui serve coordinarsi bene con il geriatra per la preparazione e la gestione dei farmaci (anticoagulanti in primis).

Prostata (uomini). Lo screening con PSA non è automatico: va deciso insieme al medico, valutando rischi di sovradiagnosi e benefici reali. Tra i 70 e gli 80 anni, ha senso solo se lo stato di salute è buono e si è pronti a gestire eventuali approfondimenti.

Polmone (forti fumatori o ex). La TAC a basso dosaggio può essere utile se si è fumato a lungo. Non è uno screening per tutti e in Italia è attivo soprattutto in programmi dedicati; va discusso con il medico, specie in presenza di tosse persistente o fiato corto. Qui la cessazione del fumo resta l’intervento più efficace.

Cervice uterina (donne). Dopo i 65 anni, con test precedenti ripetutamente negativi e nessun fattore di rischio, lo screening può essere interrotto. Se ci sono dubbi nella storia dei controlli, meglio un ultimo controllo di chiusura.

Cute e cavo orale. Anche senza programmi strutturati, una valutazione periodica ha senso. Un neo che cambia, una lesione che non guarisce sulla lingua o sulle labbra: meglio far vedere subito. Una visita dermatologica ogni uno-due anni, soprattutto in chi ha molti nei, è una misura prudente.

Decidere bene: il ruolo del medico e dei servizi pubblici

La scelta si fa a tre: persona, medico di famiglia e, quando serve, specialista. Il principio è semplice: se il potenziale beneficio dello screening si manifesta entro la tua aspettativa di vita, e il percorso di approfondimento è gestibile senza compromettere autonomia e benessere, ha senso andare avanti. Altrimenti si può modulare o sospendere.

In Italia, molti programmi sono offerti dal Servizio sanitario nazionale. Le lettere di invito arrivano fino a un’età definita, che può variare. Se non ricevi più l’invito ma pensi di dover proseguire, chiama il centro screening della tua ASL: spesso esistono percorsi “su richiesta” dopo i 70-74 anni, soprattutto se ci sono fattori di rischio.

In più, è utile una rapida valutazione della fragilità: com’è la forza nelle gambe? Cammini in autonomia? Quanti farmaci prendi? A me capita spesso di cambiare rotta solo perché un farmaco anticoagulante rende rischiosa una procedura invasiva: in quei casi privilegio test non invasivi e monitoraggi più stretti dei sintomi.

Un caso concreto capitato di recente

Una lettrice, Giulia, 74 anni, non riceveva più l’invito alla mammografia. Cammina un’ora al giorno, guida, nessuna malattia seria. Mi ha scritto: “Devo smettere?”. Le ho suggerito di contattare il centro screening della sua ASL e portare con sé l’ultimo referto. Risultato: appuntamento ottenuto in tre settimane. L’esame ha individuato una piccola area sospetta che, alla biopsia, si è rivelata benigna. Ma l’episodio ha rafforzato la sua convinzione: proseguire, quando si è in salute, toglie dubbi e riduce l’ansia.

All’opposto, un signore di 79 anni con cardiopatia scompensata mi ha chiesto della colonscopia dopo un test positivo al sangue occulto. Con il medico abbiamo scelto una valutazione non invasiva aggiuntiva e un attento monitoraggio clinico: in quel momento, il rischio della procedura superava il beneficio atteso. Decisione condivisa, dormito tutti più sereni.

Errori da evitare e mosse pratiche

  • Non aspettare l’invito postale: se non arriva ma pensi che serva, chiama il centro screening della tua ASL.
  • Porta sempre l’elenco aggiornato dei farmaci: anticoagulanti e antiaggreganti vanno gestiti prima di esami invasivi.
  • Chiarisci l’obiettivo: capire se c’è una malattia in fase iniziale e se, in caso positivo, sei disposto a seguirne il percorso terapeutico.
  • Evita lo “screening fai da te” online: meglio protocolli riconosciuti e laboratori affidabili.
  • Se hai difficoltà di trasporto o udito, dillo subito: molte strutture offrono supporti logistici e tempi dedicati.
  • Dopo i 75 anni, rivedi ogni due anni il piano con il medico: condizioni e priorità cambiano.
  • Se fumi, prima della TAC a basso dosaggio discuti un piano serio per smettere: è l’investimento più efficace.

Se hai patologie croniche o familiarità

Diabete, BPCO, insufficienza cardiaca, insufficienza renale: non sono controindicazioni assolute, ma richiedono pianificazione. La domanda da porsi è: l’eventuale cura successiva allo screening è sostenibile? Ad esempio, una colonscopia può essere rimandata o sostituita da test meno invasivi se la preparazione intestinale è rischiosa.

Con forte familiarità (mamma o sorella con tumore al seno, parenti stretti con tumore del colon in età giovanile) lo screening può estendersi oltre le età “standard”, con percorsi ad hoc. Qui il passaggio da un controllo “di massa” a una sorveglianza personalizzata è cruciale.

Infine, non sottovalutare i segnali del corpo. Lo screening non sostituisce la diagnosi: dimagrimento non spiegato, sanguinamenti, dolore persistente, voce rauca che non passa, lesioni che non guariscono meritano sempre una visita rapida, a prescindere dall’età o dal calendario degli esami.

Quello che ho imparato sul campo è semplice: dopo i 70 anni la prevenzione funziona quando è cucita addosso. Meno “checklist” uguali per tutti, più attenzione alla persona, ai suoi obiettivi e alle sue giornate reali. Con il medico giusto e una buona organizzazione, i controlli restano un alleato prezioso per stare bene, muoversi in autonomia e tenere la vita sotto controllo.

Davide Silvani

Dopo aver seguito da vicino la riabilitazione di suo padre a seguito di una caduta, Davide si è appassionato alle tematiche di prevenzione e benessere per la terza età, diventando un punto di riferimento online per i consigli su attività fisica dolce e stili di vita salutari dedicati agli anziani.

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