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Esami del sangue consigliati oltre i 65 anni: la lista essenziale per controllare i valori cruciali

📅 16 Agosto 2026✍️ di Giorgio Silvetti⏱️ 5 min di lettura

Mi ricordo di una mattina, qualche anno fa, durante uno dei tanti soggiorni estivi che animavo in una struttura ligure dedicata ai senior. Una signora, Carla, mi raccontava mentre prendevamo il caffè che suo marito aveva rimandato gli esami del sangue per quasi due anni. “Non mi sembra necessario,” diceva lui con quella sicurezza di chi si sente ancora giovane. Eppure, quando finalmente si era deciso a farli, i risultati avevano rivelato un’iperglicemia che nessuno sospettava. Quella conversazione mi ha insegnato quanto sia importante, passati i sessantacinque anni, non improvvisare quando si parla di controlli medici. Non è questione di ansia o di ipocondria, ma di consapevolezza.

Entrare nella categoria degli over 65 significa accettare che il nostro corpo parla un linguaggio diverso. Non è un declino inevitabile, ma piuttosto una transizione verso una fase della vita che richiede attenzione particolare. Gli esami del sangue diventano, in questa fascia d’età, veri e propri alleati della longevità. Non sono semplici numeri su una carta, ma indicatori che ci raccontano come stanno funzionando i nostri organi vitali, come reagisce il nostro metabolismo, quale sia il nostro reale stato di salute.

I controlli fondamentali: oltre l’emocromo

Quando il medico di famiglia suggerisce di fare gli esami del sangue, spesso pensiamo al classico emocromo, quell’analisi che misura i globuli rossi e bianchi. Ma per chi ha superato i sessantacinque anni, il discorso è ben più articolato. Il colesterolo totale e quello LDL, ad esempio, meritano un’attenzione particolare perché direttamente collegati al rischio cardiovascolare. Ho visto tanti anziani nei villaggi dove lavoravo scoprire, grazie a questi controlli, di avere valori allarmanti di colesterolo che nessuno sintomo evidenziava visibilmente.

La pressione arteriosa può essere misurata tranquillamente a casa, ma gli esami ematici offrono informazioni che nessun misuratore casalingo può fornire. I trigliceridi, ad esempio, sono un marcatore spesso sottovalutato eppure cruciale. Un valore elevato di trigliceridi nel sangue non produce sintomi evidenti, ma aumenta significativamente il rischio di malattie cardiovascolari. È come una specie di nemico silenzioso che si scopre solo quando lo cerchiamo consapevolmente.

Poi c’è la glicemia a digiuno e, sempre più frequentemente, l’emoglobina glicata. Questa última rappresenta una sorta di media della glicemia negli ultimi tre mesi, offrendo una visione più ampia rispetto al semplice valore giornaliero. Nel contesto degli over 65, il rischio di Diabete mellito|diabete aumenta considerevolmente, e identificarlo precocemente può fare la differenza tra una vita gestibile e complicazioni serie.

Gli indicatori di funzionalità degli organi vitali

Passati i sessantacinque anni, la funzionalità renale diventa un parametro che merita costante monitoraggio. Gli esami del sangue ci permettono di controllare la creatinina e il tasso di filtrazione glomerulare, indicatori che ci dicono quanto efficientemente i nostri reni stanno svolgendo il loro lavoro. Ho notato, negli anni, come molti senior scoprissero problemi renali proprio attraverso questi valori, quando ancora non presentavano sintomi evidenti.

Il fegato, quell’organo straordinario che converte le sostanze e produce proteine essenziali, non dovrebbe mai essere dato per scontato. Le transaminasi (GOT e GPT) sono gli enzimi che ci raccontano dello stato di salute epatico. Se aumentate, possono suggerire infiammazione o danno al fegato. Non è raro che persone anziane, anche bevitori moderati, scoprano attraverso questi esami variazioni che richiedono approfondimento.

L’assetto proteico, misurato attraverso albumina e proteine totali, è particolarmente importante negli over 65. Questi parametri riflettono direttamente lo stato nutrizionale e la capacità del nostro corpo di mantenere la massa muscolare, elemento cruciale per evitare la fragilità tipica dell’età avanzata. Durante i soggiorni che animavo, notavo come gli anziani più attivi e sociali tendessero ad avere migliori valori proteici: il benessere fisico e quello relazionale procedono spesso di pari passo.

Minerali e coagulazione: i dettagli che contano

Il calcio e la vitamina D meritano uno spazio particolare nel nostro discorso. Dopo i sessantacinque anni, il rischio di osteoporosi è concreto, soprattutto per le donne in fase post-menopausale. Controllare regolarmente il calcio nel sangue e i livelli di vitamina D non è un lusso, ma una necessità. Ho visto troppi anziani subire fratture da traumi lievi, che si sarebbero potute prevenire con un adeguato monitoraggio e integrazione in tempo.

Il ferro e l’emoglobina trovano un nuovo significato nella fascia d’età oltre i sessantacinque anni. Un’anemia non diagnosticata può portare a stanchezza cronica, mancanza di respiro e peggioramento della qualità della vita. Eppure, un semplice esame del sangue permette di identificarla e affrontarla adeguatamente.

Per chi assume farmaci anticoagulanti, il controllo dell’INR (rapporto normalizzato internazionale) diventa fondamentale. Questo parametro misura la capacità di coagulazione del sangue ed è essenziale per chi ha subito interventi cardiaci o soffre di fibrillazione atriale. Non è un dettaglio burocratico, ma un elemento che separa una gestione sicura della terapia da rischi potenzialmente gravi.

La frequenza giusta: quando fare i controlli

Non esiste una regola universale, ma generalmente si consiglia un controllo annuale per gli over 65 in buone condizioni di salute. Ovviamente, chi ha patologie croniche o assume farmaci specifici deve seguire le indicazioni del proprio medico, che potrebbe richiedere controlli più frequenti. La Medicina preventiva è l’arte di intercettare i problemi prima che diventino seri.

Ricordo di aver organizzato, in uno dei villaggi dove lavoravo, una sessione informativa con un medico che spiegava l’importanza di questi controlli. Scoprii che molti anziani non facevano gli esami semplicemente perché non sapevano quali fossero veramente necessari o avevano paura di scoprire qualcosa di brutto. La conoscenza, come sempre, è il primo passo verso l’empowerment.

Passare degli esami del sangue dopo i sessantacinque anni non è un atto di resa di fronte all’invecchiamento, ma piuttosto un gesto d’amore verso se stessi. È una maniera concreta di dire: “Voglio continuare a vivere consapevolmente, attivo, circondato dalle persone che amo.” Carla e suo marito, grazie a quella scoperta fortunata dell’iperglicemia, hanno potuto organizzare insieme le loro giornate con maggiore serenità, sapendo di stare guardando il loro corpo con l’attenzione che merita. E alla fine, è proprio di questo che abbiamo bisogno: non della perfezione, ma della consapevolezza.

Giorgio Silvetti

Dopo essere stato animatore in soggiorni estivi dedicati ai senior, Giorgio propone spunti su come organizzare momenti ludici e attività che stimolino mente e socialità negli over 65, raccontando le sue esperienze tra villaggi turistici ed eventi di quartiere.

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